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Sezione privata

Scheda Rappresentazione: Nabucco

Nabucco



Generale
Tipo spettacolo: Dramma lirico
Numero atti: 4
Data prima rappresentazione: 09/03/1842
Luogo prima rappresentazione: Milano - Teatro alla Scala
Autore musica: Giuseppe Verdi
Autore libretto: Temistocle Solera
Direttore d'orchestra: Daniel Oren
Regista: Denis Krief
Scenografo: Denis Krief
Costumista: Denis Krief
Maestro del coro: Marco Faelli
Direttore corpo di ballo: Maria Grazia Garofoli
Lighting designer: Paolo Mazzon
Direttore allestimenti scenici: Giuseppe De Filippi Venezia

Personaggi
Nabucco: Leo Nucci - Sovrano del regno di Babilonia
Ismaele: Fabio Sartori - Nipote del re di Gerusalemme, innamorato di Fenena
Zaccaria: Carlo Colombara - Sommo sacerdote ebraico
Abigaille: Maria Guleghina - Presunta primogenita di Nabucco
Fenena: Nino Surguladze - Secondogenita di Nabucco
Gran Sacerdote di Belo: Carlo Striuli - Gran sacerdote del dio babilonese
Abdallo: Carlo Bosi - Fedele ufficiale del re di Babilonia
Anna: Patrizia Cigna - Sorella di Zaccaria

IN DIFFERITA, DAL DATABASE DI MICROCINEMA


(Opinioni presenti: 2 - Media Voto: 4 Stelle)



"Nabucco nacque sotto una stella favorevole, giacché anche tutto ciò che poteva riuscire a male contribuì invece in senso favorevole". Così Giuseppe Verdi parlava della sua terza opera, vero e proprio trampolino di lancio per la sua carriera che da allora in poi conobbe i noti successi.
Questo traguardo aveva conosciuto però una travagliata storia che vale la pena di raccontare.

Dopo il successo della prima opera verdiana Oberto, Conte di S. Bonifacio rappresentata alla Scala nel 1839, l'impresario del teatro milanese Bartolomeo Merelli aveva ottenuto da Verdi l'impegno di comporre altre due opere da rappresentare nelle stagioni successive. La seconda opera del giovane compositore Un giorno di Regno non fu però all'altezza della prima, e conobbe solo una rappresentazione. Ciò non ha nulla di strano, se si considera che tra il 1838 e il 1840 la vita privata di Verdi era stata straziata dalla morte dei suoi due figli e di sua moglie. L'insuccesso della sua ultima opera e il dolore per la perdita delle persone care spinsero il musicista a decidere di non scrivere mai più per la lirica. Questo significava la rottura del contratto con Merelli che invece non aveva perso la stima in Verdi e che gli rinnovò la sua fiducia.

Fu proprio grazie a lui che il compositore tornò a creare. Una sera d'inverno i due s'incontrarono per strada e l'impresario affidò al giovane musicista il manoscritto di un nuovo libretto di Temistocle Solera, rifiutato dal compositore tedesco Nicolai. Così Verdi si ritrovò in possesso di un libretto che non aveva intenzione di leggere e appena giunse a casa lo gettò sul tavolo. In seguito a questo gesto il fascicolo si aprì e il compositore vi lesse un verso che lo incuriosì: "Va' Pensiero sull'ali dorate". Cominciò a leggere i versi seguenti e ne fu talmente affascinato che passò la notte a leggere il libretto, tanto da impararlo quasi a memoria.

L'accaduto non era però riuscito a dissuaderlo dal proposito di non scrivere più musica. Si recò infatti da Merelli per restituirgli il manoscritto, ma l'impresario non volle sentire ragioni e lo costrinse a tenere il libretto, esortandolo a metterlo in musica.

Ormai il destino aveva compiuto il suo corso, e i versi di Solera erano già entrati nel cuore di Verdi, che giorno dopo giorno trovò la forza di comporne le note: nell'autunno del 1841 l'opera Nabucco era completa. L'ironia della sorte vuole che ora fosse Verdi a cercare Merelli, per chiedergli di inserire la nuova opera nel cartellone della stagione di carnevale-quaresima del 1842.

L'impresario si mostrò però titubante poiché per tale periodo aveva già programmato tre opere inedite di autori affermati. Inserire l'opera di un esordiente costituiva un rischio per tutti e Merelli consigliò caldamente a Verdi di aspettare la primavera. Il teatro aveva inoltre dovuto sostenere molte spese per le altre opere: per le scene e i costumi di Nabucco si sarebbero dovuti adattare i materiali di magazzino già esistenti. Il giovane musicista non volle però arrendersi e continuò ad insistere, riuscendo ad ottenere finalmente la tanto sospirata data, fissata per l'inizio di marzo. Nel cast figuravano artisti di rilievo come il baritono Giorgio Ronconi, nel ruolo di Nabucco e il soprano Giuseppina Strepponi (futura moglie di Verdi) nel ruolo di Abigaille.
Il 9 marzo 1842, dopo soli dodici giorni di prove, il pubblico milanese assistette alla prima dell'opera e ne fu ammaliato. Nonostante sia universalmente creduto che fu Va' Pensiero a meritarsi il bis, in realtà fu l'aria Immenso Jehovah a riscuotere i più generosi applausi. L'entusiasmo degli spettatori cresceva ad ogni replica, tanto che l'opera fu ripresa ben settantacinque volte prima della fine dell'anno. Un successo dunque che per Verdi non aveva precedenti e che ne confermò il talento.
Con il passare del tempo Va' Pensiero divenne l'aria più famosa di Nabucco. Il popolo ebreo infatti era così simile a quello del Lombardo-Veneto, costretto a sopportare la dominazione austriaca, e il canto per la libertà dalla schiavitù in Babilonia era il canto degli italiani oppressi. Verdi era un vero e proprio punto di riferimento per i patrioti italiani che suggerirono che Va' Pensiero avrebbe potuto diventare l'inno nazionale. Questa proposta non fu mai realizzata, ma la fama di Nabucco rimane legata all'aria del terzo atto, che vede il coro grande protagonista.
Da Nabucco in poi il giovane di Busseto si avviò verso la carriera che lo avrebbe fatto diventare uno dei più ammirati e amati musicisti della sua epoca.



La vicenda si svolge nel 586 a.C.

ATTO I

Nel tempio di Salomone a Gerusalemme

Ebrei e i leviti sono riuniti nel tempio di Salomone per piangere sul destino degli Israeliti, sconfitti dal re babilonese Nabucco, che sta per entrare in città alla guida del suo esercito vittorioso. Il sommo sacerdote Zaccaria incoraggia i fedeli a non abbandonare la speranza poiché nelle loro mani c'è un valido ostaggio: Fenena, figlia di Nabucco. Fenena è affidata alla custodia di Ismaele, nipote del re di Gerusalemme Sedecia. Ismaele è innamorato di Fenena, che lo aveva liberato con grande rischio personale quando egli era prigioniero a Babilonia. Ora Ismaele vorrebbe restituirle il favore. I due stanno pianificando di fuggire assieme, quando Abigaille - che tutti credono la primogenita di Nabucco - entra nel tempio con la spada in mano, a capo di un gruppo di soldati babilonesi mascherati da ebrei. Abigaille confessa sottovoce il suo amore a Ismaele e gli dice che offrirà la libertà a tutti gli ebrei se egli ricambierà i suoi sentimenti. Ismaele non cede al ricatto. Nel frattempo una folla di ebrei braccati dai soldati di Nabucco cerca rifugio nel tempio. Il re stesso appare sulla soglia. Zaccaria minaccia di uccidere Fenena se Nabucco oserà violare il luogo sacro. Alza il pugnale contro Fenena, ma Ismaele interviene e le salva la vita. Zaccaria condanna Ismaele poiché traditore. Nabucco, abbracciando la figlia, ordina che il tempio sia messo a ferro e fuoco.

ATTO II

L'empio

Scena prima

Nella reggia di Babilonia.

Da un documento segreto del re, Abigaille scopre di non essere la primogenita di Nabucco, ma figlia di schiavi. E' sconvolta, ma continua a pianificare la sua vendetta ai danni di Fenena, alla quale Nabucco ha affidato il trono durante al sua assenza per la guerra contro gli ebrei. Abigaille vuole far uccidere la rivale, impadronirsi del trono e diffondere la notizia che Nabucco è morto. Nelle sue intenzioni è appoggiata dal sacerdote di Belo.

Scena seconda

In un'altra ala della reggia.

Zaccaria, seguito da alcuni dei suoi si reca agli appartamenti di Fenena per convertirla alla fede ebraica. Un coro di leviti accusa pesantemente Ismaele per aver salvato Fenena: egli è visto come un traditore. Zaccaria esorta i Leviti a smettere di insultare Ismaele, perché ha salvato dalla morte una donna convertita. Abigaille sta per portare a compimento il suo piano, quando Nabucco ritorna inaspettato. Afferra la corona e si dichiara unico re e unico dio davanti al popolo, che lo dovrà adorare per l'eternità. A queste parole blasfeme un fulmine si scatena vicino al re terrorizzato e una forza soprannaturale gli toglie la corona dal capo. Un lungo silenzio segue la confusione causata dal misterioso evento. Abigaille approfitta di questo per raccogliere la corona a terra e proclama che lo splendore del popolo di Belo non si estinguerà mai.

ATTO III

La profezia

Scena prima

I giardini pensili di Babilonia. Abigaille è sul trono. Abigaille, la quale si è proclamata regina è seduta sul trono per ricevere l'omaggio dei nobili del regno in presenza del sommo sacerdote. Improvvisamente appare Nabucco in abiti trasandati e appare confuso. Abigaille lo inganna facendogli firmare un atto di condanna a morte per tutti i prigionieri ebrei, inclusa la convertita Fenena. Nabucco, resosi conto troppo tardi della trappola, protesta e ordina ad Abigaille di prostrarsi davanti a lui, minacciandola di rivelare i particolari della sua nascita. Cerca il documento che lo prova, ma Abigaille lo esibisce beffarda e lo strappa. Ella consegna il vecchio re alle guardie perché venga imprigionato. Nabucco, disperato, promette ad Abigaille che abdicherà il trono in suo favore se lei salverà Fenena. Abigaille, con sorriso sprezzante rifiuta l'offerta.

Scena seconda

Sulle sponde dell'Eufrate. Gli ebrei, ridotti ai lavori forzati, innalzano un inno alla bella patria lontana e pregano il Signore di donare loro conforto. Zaccaria li incoraggia profetizzando il vicino riscatto.

ATTO IV

L'idolo infranto

Scena prima

Appartamento nella reggia di Babilonia.

Nabucco si sveglia dopo un sonno tormentato da incubi. Ode il nome di Fenena proveniente dall'esterno: dalla loggia assiste inorridito al passaggio di Fenena trascinata al patibolo in catene mentre tutti intorno a lei urlano: "Morte!". Tenta di uscire ma inutilmente, poiché è prigioniero nel palazzo. Vinto dalla disperazione e dallo stato d'impotenza, Nabucco implora il dio degli Ebrei chiedendogli perdono. Le porte si aprono, e alcuni soldati rimasti fedeli al vecchio re entrano. Egli non è più un povero pazzo, ed essi lo riconoscono quale il re giusto che conoscevano. Essi acclamano al sovrano, sfoderano le spade e lo seguono per riconquistare la corona e liberare Fenena.

Scena seconda

Ai giardini pensili della reggia.

Fenena è già stata condotta con gli altri ebrei all'altare sacrificale eretto nei giardini pensili. Il sacerdote di Belo sta per cominciare la cerimonia quando Nabucco e il suo seguito irrompono nel luogo. Egli ordina che la statua del dio venga distrutta, ma prima che questa venga toccata, cade per terra e si infrange. Gli ebrei sono liberati e Nabucco esorta il suo popolo ad inchinarsi davanti al grande dio degli Ebrei: Jehovah. Abigaille, sconfitta su tutta la linea, si avvelena e si reca sul posto dove dovrebbe aver luogo la carneficina. Prima di morire, chiede il perdono della sorella, e pone i due innamorati sotto la protezione di Nabucco, cosicché il re permetta il loro matrimonio e li benedica. Detto questo, muore invocando il dio degli Ebrei.

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